News - Banda Musicale Ghiffese

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La Banda Musicale Ghiffese in occasione del
35° Anniversario della sua fondazione :





La Musica Popolare e Amatoriale dall’Unità d’Italia ai nostri giorni



Parlare in poco tempo di un argomento piuttosto complesso come la musica popolare e amatoriale dal 1861 ad oggi non e’ affatto semplice, soprattutto se si pensa che la nostra nazione, costituitasi nel 1861, aveva una consolidata tradizione musicale  già prima dell’ unità.
I più grandi compositori di melodrammi che il nostro paese abbia avuto, Rossini, Bellini , Donizetti e Verdi, avevano infatti unito con la loro musica la nazione non ancora costituita.
Le loro opere erano conosciute  da Milano a Palermo e le arie di maggior successo venivano cantate nelle strade e nelle piazze di ogni città da persone appartenenti a qualsiasi ceto sociale.
Anche il futuro inno nazionale, divenuto ufficiale nel 1946, fu’ composto da Mameli Novaro nel 1847.
Illustri visitatori del nostro paese, quali Sand, Goethe, Byron, Liszt, Wagner, riferiscono di aver ascoltato le cavatine di Bellini e i cori di Rossini sia nei campielli di Venezia, sia nel centro di Milano come sul lungomare di Napoli.
Popolarissimo, per il suo successo immediato, era il Coro tratto dal Nabucco di Giuseppe Verdi che fece presa immediata sulla gente comune sia per l’orecchiabilità della melodia, sia perché gran parte degli italiani si riconosceva nella vicenda degli ebrei lontani dalla patria,  essendo, a causa della dominazione asburgica, essi stessi oppressi.
Famoso era lo slogan “W VERDI” che nascondeva il significato di viva Vittorio Emanuele Re d’Italia.
Per comprendere meglio la popolarità del melodramma basterebbe ricordare che il ceto medio borghese italiano, nella prima metà dell’800,  andava all’opera in media 4 volte alla settimana ed anche i componenti del ceto meno abbiente, come abbiamo ricordato, conoscevano le arie più popolari dei melodrammi pur non avendo le possibilità economiche per recarsi all’opera.
Il trait d’union tra il teatro e la gente comune era rappresentato dalle bande, sia militari che civili,  le quali,  oltre ad eseguire gli inni ufficiali come La Marcia Reale o l’Inno di Garibaldi,  avevano nel loro repertorio arie di Rossini, Verdi e Bellini.
Vari scrittori, tra cui   Collodi, Verga e Fogazzaro,  nelle loro opere letterarie hanno sovente accennato all’importanza della musica bandistica; come ci ricorda un breve episodio tratto da un testo che ci ha accompagnato  nella nostra infanzia : ” Oggi a scuola voglio subito imparare a leggere, domani imparerò  a scrivere e domani l’altro i numeri ….. mentre diceva così, gli parve di sentire in lontananza una musica di pifferi e di colpi di gran cassa. Che cos’e’ questa musica?
Peccato che io debba andare a scuola, se no …. E rimase lì perplesso;  poi decise … Oggi andrò a sentire i pifferi e domani a scuola;  per andare a scuola c’e’ sempre tempo”.
Il protagonista di questa storiella e’ Pinocchio,  il quale,  affascinato dalla musica bandistica , marina la scuola e ci fa comprendere come possa essere radicato nella persona il sentimento dell’allegria trasmesso anche dalle note eseguite da una banda.
La banda musicale e’inoltre un’istituzione centrale della vita pubblica, militare, religiosa e civile.
La sua funzione di cerniera tra la musica colta e quella popolare e’ stata a lungo insostituibile:  e’ risultata sempre presente alle feste patronali e alle processioni,  ha intrattenuto nelle feste estive i paesani e i turisti, ha rappresentato il paese e ne ha tenuto alto il prestigio nelle feste, sia civili che politiche e religiose, ha accompagnato spesso i giovani alla leva.  
Nel 1848, anno della  Prima guerra d’indipendenza, i giovani attraversarono il Ticino con la canzone  “Addio mia bella addio”…..,suonata dalla banda,  qualcuno di loro non tornerà a casa e sarà ancora una volta accompagnato dalle tristi note della banda fino all’ultima dimora.
Occorreranno altre due imprese, la  Seconda  guerra d’indipendenza , nel 1859 e la spedizione dei Mille , nel 1860,  per arrivare all’ unità d’ Italia nel 1861.
Lo stato unitario diede un notevole impulso alla creazione di formazioni bandistiche per motivi di ordine pratico, legati ad un crescente bisogno di musica, di cui si riconosce la centralità durante le feste e le cerimonie pubbliche; l’ esercito italiano prevedeva una banda per ogni reggimento motivando così ogni comune a far nascere una formazione musicale  sia per dare lustro alla cittadinanza sia per consentire la partecipazione attiva di ogni cittadino che fosse in grado di suonare.
Anche il nostro comune,  come  tanti dell’intera penisola , possedeva già una banda  che all’indomani dell’unita’ venne ulteriormente  incrementata nel numero dei componenti e valorizzata.
Nel 1875,  come ricorda lo storico Giulio Minocci,  un gruppo di appassionati costituì la “Società Filarmonica” dalla quale ha avuto origine la BANDA MUSICALE GHIFFESE, tutt’ora attiva anche se gli eventi bellici dell’ultimo conflitto l’hanno costretta ad una pausa.
Il censimento effettuato Ad Hoc dal Ministero della Pubblica Istruzione tra il 1872 -73, rilevava l’esistenza di 2047 bande tra civili e militari, 156 fanfare, con la partecipazione  di 46422 strumentisti; inoltre esistevano 86 Corali, 80 Accademie e società orchestrali e 173 scuole musicali.
Sono numeri da nazione evoluta nella quale l’apprendimento della musica appare radicato nel territorio anche se, purtroppo, ancora  ad esclusivo appannaggio di organismi municipali, religiosi e militari.
Nell’ordinamento scolastico, invece, sarà “latitante” fino ai giorni nostri.
Soltanto i conservatori avevano il monopolio dell’educazione alla musica attraverso la scuola. Da ricordare il merito del conservatorio di  S. Cecilia di ROMA che nel 1896 istituì la prima cattedra di composizione strumentale per banda.
Attualmente,  per avere un paragone,  sul territorio nazionale sono attive 5500 bande musicali, 9700 cori e 850 gruppi folkloristici : per loro merito la tutela e la custodia del patrimonio socio culturale locale  e’ sicuramente garantita.
La notevole  diversità  sociale e politica dell’Italia preunitaria,  rivela un costume musicale altrettanto frastagliato e complesso.
Si va dalle bande piluse calabresi con zampogna, fisarmonica, ciaramella grancassa e rullante ai complessi di fiffari e tamburi di origine militari presenti nel canavese e nell’Ossola (Milizia di Bannio Anzino e di Calasca) che andavano fieri dei loro costumi, prima napoleonici e poi sabaudi, alle formazioni costituite con strumenti poveri, come i ravi, i firlinfo e le conchiglie dei carnevali siciliani, alle orchestrine marchigiane con organetto, tamburello, castagnette, a quelle napoletane con tamburello, triccheballacche, putipù, scetavaiasse, tammurro , a quelle  del proto liscio della provincia di Reggio Emilia.
Al giorno d’oggi tutta questa varietà esiste esclusivamente nei gruppi folkloristici, mentre le bande utilizzano strumenti la cui tecnologia li ha portati ad una notevole evoluzione,  ed è per questo che le formazioni bandistiche odierne possono inserire nel loro repertorio brani musicali scritti da cantautori di successo o da compositori di musiche da film di fama internazionale.
Inoltre  la preparazione musicale di molti strumentisti, spesso diplomati, avvicina le bande a formazioni di prestigio.
Ripercorrendo la storia è da ricordare che ben 14 bande,  riunite in piazza Duomo a Milano,  si esibirono eseguendo l’Inno del Secolo,  allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre 1900, per  salutare il primo anno del ventesimo secolo.
Inizia così il periodo della “belle epoque”: l’Italia era in continua crescita e registrò un notevole aumento del livello medio di vita, la lira era la moneta più apprezzata e stabile  tanto che in certi periodi, poteva  essere scambiata anche con un piccolo vantaggio sull’oro.
Si diffondono nuovi strumenti: melodion, saxofon, armonifon e accordeon e il pianoforte entra in moltissime case.
Purtroppo, dopo meno di un quindicennio, l’Europa si trovò a fronteggiare il terribile conflitto che e’ passato alla storia come La Grande Guerra.
Momento difficile anche per l’Italia, la quale perse per gli eventi bellici circa 600.000 vite umane.
La musica , nel periodo del conflitto , si adegua alle vicende in cui è coinvolto il paese  e sia i canti sia i brani strumentali  sono in gran parte ispirati alle vicissitudini dei soldati in guerra.
Essi cercavano un po’ di sollievo con
brani spavaldi: TROTTA GALOPPA-BOMBACE’-
brani di evasione o di marcia : O SURDATO ENNAMORATO- QUEL MAZZOLIN DEI FIORI-E LA VIOLETA LA VA’ LA VA’
brani di rassegnazione : IL TESTAMENTO DEL CAPITANO-MONTENERO-TA PUM TAPUM
e brani di rabbia: LA TRADOTTA CHE PARTE DA NOVARA-MONTECANINO- O GORIZIA TU SEI MALEDETTA
Quasi al termine del conflitto compare quel motivo che più di ogni altro ci ricorda la Grande Guerra: LA CANZONE DEL PIAVE
L’ideologia statalista e totalitaria che seguì al termine del conflitto si propose di organizzare oltre alla vita quotidiana, al lavoro, alla politica, anche il tempo libero trasformando tutti i divertimenti privati in pubblici.
A questo scopo fu creata OND (opera nazionale dopolavoro) che controllava e programmava le varie attività  mediante intrattenimenti a poco prezzo nei quali impiegati e operai avrebbero avuto l’illusione di vivere il tempo libero con modalità signorili e borghesi.
Il popolo,dalla OND era quindi incoraggiato a suonare , cantare e recitare.
Nel 1937 gli iscritti superano i 3.000.000 , si contano 6224 complessi tra scuole corali, bande musicali, orchestre a plettro o ad arco per un totale di 146.000 persone coinvolte.
Nel suo intento di depurare la nostra lingua da qualsiasi interferenza esterna il regime italianizza anche i nomi di musicisti famosi: Luis Armstrong diventa Luigi Braccioforte,  Benny Goodman  Beniamino Bonomo.
Le bande adeguano il loro repertorio inserendo motivi alla moda o canzoni di regime come Signorinella , Voglio Vivere così, Reginella campagnola, L’ambasciatore,  O Mia bela Madunina.
Non si può dimenticare un motivo nato per altri scopi che divenne uno dei più suonati e cantati poiché  fu scelto come inno degli arditi : GIOVINEZZA  scritto dal poeta Nino Oxilia e subito dopo musicato dal polistrumentista Giuseppe Blanc.
Come tutti sappiamo nel 1940 l’ Italia entrava in guerra, nell’ultimo conflitto mondiale che avrà termine solo nel 1945.
Molte attività  ricreative e sportive furono,  per causa di forza maggiore, trascurate e riprese a poco a poco dopo il termine delle ostilità.
Gli alleati portarono nel nostro paese un tipo di musica brillante, orecchiabile che ottenne un notevole successo soprattutto tra i giovani e la gente desiderosa di lasciarsi alle spalle un passato di paure e di privazioni.
Compositori come Glenn Miller , cantanti come Bing Crosby furono subito imitati dalle nostre formazioni musicali e dai maestri in auge nel periodo  come Angelini e Barzizza.
Il desiderio di tornare ad una vita normale con l’aiuto della musica, come evasione e come momento di aggregazione, e’ simboleggiato da un brano letterario scritto da una persona che aveva subito la terribile esperienza del campo di concentramento: PRIMO LEVI.
Insieme ai suoi compagni di prigionia , mentre finalmente ritorna verso l’Italia, trova conforto alla disperazione, dalla quale era stato colpito per le vicende dell’olocausto,  con  alcuni  momenti di intrattenimento musicale utilizzando  strumenti di fortuna ed avvalendosi di musicanti improvvisati.
Il linguaggio universale della musica ha immediatamente accumunato persone di  molti paesi con lingua, usi e costumi  diversi tra loro, facendole sentire più vicine ed unite dallo stesso interesse anche se, di fatto,  non si conoscevano.
Anche oggi dopo 150 anni dall’unita’ d’Italia e dopo vari decenni di pace e di tranquillità  nazionale il linguaggio universale della musica può avvicinare immediatamente uomini e donne che vivono nei paesi più lontani del mondo: un europeo, un americano ,un africano, un australiano, un asiatico, anche se non si conoscono e non parlano la medesima lingua possono sentirsi vicini e in comunione leggendo uno spartito musicale , suonando uno strumento o cantando un’aria.
Ognuno di noi pensi alla potenza rappresentata da sette piccole note: mediante questa invenzione opportunamente utilizzata tutta l’umanità  può comprendere meglio se stessa e farsi comprendere in ogni parte del mondo.
Tutti coloro che, come volontari fanno parte  di Bande musicali ,di corali o di gruppi folkloristici, continueranno a dare un contributo al nostro patrimonio storico culturale ricordando e dando importanza alle abitudini, agli usi, ed ai costumi che caratterizzano l’Italia.
L’ Italia che, come abbiamo detto, prima del 1861 era già unita dalla musica dei grandi autori di melodrammi; molto probabilmente il loro intento era anche quello di riuscire a tenere unita la nostra nazione mediante il linguaggio musicale.
A conclusione si può quindi dire che la nostra penisola è ricca di molti artisti che tutto il mondo ha ammirato e continua ad ammirare; ci auguriamo di crescere ancora dando la possibilità a tanti altri  di studiare, di conoscere la musica e potersi esprimere attraverso quest’arte meravigliosa capace di trasmettere armonia e di coinvolgere tutti.


 
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